“Dopo il Sinodo costruiamo comunità aperte, piene di Dio e di umanità”
"Né facili entusiasmi che preconizzino una nuova primavera della Chiesa – sottolinea monsignor Erio Castellucci -, né facili scoraggiamenti che annuncino un declino inevitabile. Chi ha preso parte, in qualsiasi modo, al Cammino sinodale, adotta piuttosto un sano realismo, a partire da un dato di fede. Lo Spirito del Signore Risorto non si è ritirato a vita privata, ma continua a soffiare nella vita normale delle nostre comunità. Questa quotidiana trama di bene, che sfugge alle statistiche, è anche la ricchezza più grande – e spesso nascosta – rilevata nei quattro anni sinodali"

Si è aperta ieri la seconda Assemblea sinodale delle Chiese in Italia, che si svolgerà nell’Aula Paolo VI in Vaticano fino al giovedì 3 aprile, a cui stanno partecipando oltre mille persone tra vescovi, delegati diocesani e invitati provenienti da tutta Italia. L’obiettivo dei lavori è deliberare le Proposizioni che rilanciano le scelte emerse nell’ambito del cammino comune in tre ambiti: rinnovamento missionario della mentalità ecclesiale, formazione dei battezzati alla fede e corresponsabilità nella guida della comunità. Al termine della votazione assembleare, il documento sarà consegnato ai vescovi per orientare le decisioni nelle Chiese locali e nei Servizi della Cei.
PAPA FRANCESCO: “LA GIOIA CRISTIANA NON E’ MAI ESCLUSIVA, MA E’ PER TUTTI”

Ad aprire i lavori è stato il cardinale presidente della Conferenza episcopale italiana e arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi, che ha letto il messaggio fatto pervenire da Papa Francesco: «La gioia cristiana – scrive il Papa – non è mai esclusiva, ma sempre inclusiva, è per tutti. Si compie nelle pieghe della quotidianità e nella condivisione: è una gioia dai larghi orizzonti, che accompagna uno stile accogliente. È dono di Dio, ricordiamolo sempre; non è una facile allegria, non nasce da comode soluzioni ai problemi, non evita la croce, ma sgorga dalla certezza che il Signore non ci lascia mai soli. Ne ho fatto esperienza anch’io nel ricovero in ospedale, e ora in questo tempo di convalescenza. La gioia cristiana è affidamento a Dio in ogni situazione della vita».
Da qui l’invito del Pontefice: «In queste giornate – ricorda il Santo Padre – avrete modo di approfondire e votare le Proposizioni, frutto di quanto emerso finora e snodo per il futuro delle Chiese in Italia. Lasciatevi guidare dall’armonia creativa che è generata dallo Spirito Santo. La Chiesa non è fatta di maggioranze o minoranze, ma del santo popolo fedele di Dio che cammina nella storia illuminato dalla Parola e dallo Spirito. Andate avanti con gioia e sapienza! Vi benedico. Per favore, continuate a pregare per me. Grazie e buon lavoro!».
E proprio con il pensiero rivolto a Papa Bergoglio, il cardinale Zuppi ha avviato il suo discorso introduttivo: «Il nostro pensiero – afferma il porporato – va subito a Papa Francesco, che del “Gaudium” ha fatto la cifra del suo ministero, per liberare da un cristianesimo triste, ripiegato su di sé, ridotto a tranquillizzante, inquieto per l’interno e non per il mondo, ossessionato difensore delle proprie paure che scambia per verità perché ha perso il senso della storia, diventando giudice purista, attivo pelagiano che si fida delle opere o gnostico innamorato del proprio ragionamento o interpretazione di vario segno». Quindi il cardinale Zuppi ha ripreso le parole pronunciate da Papa Francesco al Convegno di Firenze, per parlare di gioia in riferimento all’enciclica programmatica del pontificato “Evangelii gaudium”: «“L’umanità del cristiano è sempre in uscita – cita Zuppi -, non è narcisistica, autoreferenziale. Quando il nostro cuore è ricco ed è tanto soddisfatto di sé stesso, allora non ha più posto per Dio. Per questo non dobbiamo rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili, nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli. È facile finire per essere scontenti, ipercritici (sugli altri) e poco capaci di gioire della tanta santità della porta accanto, alla ricerca di una comunità virtuale, che non esiste, e umiliandosi poco, proprio come la nostra generazione, a costruire relazioni, legami concreti e veri».
CARDINALE ZUPPI: “SONO LE PERSONE A CAMBIARE LE STRUTTURE E NON VICEVERSA”
Poi il cardinale, per un attimo, è tornato con la memoria all’inizio del cammino sinodale, in corso da quattro anni: «Oggi – ricorda il presidente della Cei – torniamo qui dove tutto era iniziato. Nella sede di Pietro, il 30 gennaio 2021, quando rivolgendosi all’Ufficio Catechistico Nazionale, il Papa ci incoraggiò a intraprendere in modo deciso il Cammino sinodale. Lo ringraziamo per l’attenzione paterna che sempre rivolge alle Chiese in Italia e gli assicuriamo la nostra preghiera per la sua salute». Quindi il presidente della Cei ha ripercorso questi anni di intenso percorso di ascolto, riflessione e condivisione: «Il Cammino – ricorda il cardinale – è stato ed è un percorso fondamentalmente spirituale, un’occasione propizia per rinnovare il legame tra la Chiesa e il suo Signore Risorto, un modo per leggere i segni dei tempi, dilatare il cuore nella fede, nella speranza e nella carità, per costruire comunità e la Chiesa di Dio. A mio parere è proprio questo il problema che ci deve appassionare per il futuro: costruttori di comunità, di relazioni, di famiglie dove si è generati alla vita e si ricostruisce il noi della casa del Padre, altrimenti blindata dal rancore ferito del fratello maggiore che non ha interesse alla fraternità. Il modo sinodale di cui parlava il Papa è diventato lo stile che ci ha ispirato in questi quattro anni di Cammino sinodale», garantisce Zuppi in riferimento alla gioia, un messaggio controcorrente in un mondo «attratto dalla forza di un io che si impone e risolve, con sintesi che a volte appaiono grottesche, altre preoccupanti e pericolose. La gioia cristiana che il Cammino sinodale ci ha concretamente illustrato è comunitaria, ecclesiale, non per élite di Chiesa, ma finalmente al plurale e per tutti».
Quindi il presidente dei vescovi italiani ha rivolto un monito ai partecipanti: «Non c’è gioia cristiana senza inserimento pieno nella storia – aggiunge il cardinale Matteo Zuppi -, senza coinvolgimento attivo nelle vicende della gente, senza lettura dei segni dei tempi, senza amore per tutti, soprattutto per quanti si trovano relegati, loro malgrado, nelle periferie esistenziali. La gioia che vogliamo annunciare è nostra nel senso che è di tutta la Chiesa ed è anche aperta, offerta con rara gratuità a ogni donna e uomo di questo nostro tempo. Il Cammino sinodale ci ha insegnato a non restare soli, a non pensarci da soli arrivando a temere di perderci, noi che siamo chiamati a essere lievito, luce, sale e che siamo ammoniti quando viviamo per noi stessi non quando comunichiamo il Vangelo».
Quindi l’arcivescovo di Bologna ha ripercorso le fasi che, in questi quattro anni, hanno contraddistinto il Sinodo delle Chiese in Italia: «In questi quattro anni – ricorda il porporato – siamo passati attraverso diverse fasi certamente intense, a volte faticose, qualche volta frustranti, ma anche in questo fruttuose: l’ascolto, il discernimento e la profezia. Un primo risultato del Cammino sinodale è stato questo stile dell’ascolto ecclesiale, a cui è corrisposta la libertà di chi si è espresso sentendosi partecipe e accolto. Non dovremo perdere questo slancio anche in futuro». A questo punto, il cardinale Zuppi ha rivolto ancora un avvertimento ai presenti: «Tutti noi sappiamo che sono le persone a cambiare le strutture, e non viceversa – precisa il cardinale -. Non ci sottrarremo certo alla responsabilità di cambiare le procedure, a livello diocesano, regionale e anche nazionale, se lo riterremo necessario: ma non perdiamo l’orizzonte spirituale entro cui ci muoviamo».

Infine, il presidente della Conferenza episcopale italiana ha rilanciato l’impegno da assumere, come Chiesa italiana, a chiusura della terza fase profetica del Cammino sinodale: «Far scorrere la Parola di Dio nelle vene della società – esorta il cardinale Matteo Zuppi -, nei pensieri, nelle discussioni e nelle parole dei contemporanei, nella vita delle persone e nella cultura. Non ci rassegniamo davanti alla realtà malata della società, come se non si avesse niente da dire o da dare. Dalla fraternità dei pochi alla fraternità senza confini. Questo è il mio augurio: che alla fine di questa seconda Assemblea sinodale delle Chiese che sono in Italia, tutti insieme, si possa dire che costruiamo comunità aperte, piene di Dio e di umanità. Adesso davvero la nostra gioia è piena non perché abbiamo tutte le risposte, ma perché siamo in cammino dietro a Gesù, forse più poveri ma più vicini tra noi e ai compagni di strada».
MONSIGNOR CASTELLUCCI: “LA NOSTRA CHIESA E’ VIVA, IN ASCOLTO DELLA VOCE DELLO SPIRITO”

È stato sulla stessa linea monsignor Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola e presidente del Cammino sinodale delle Chiese in Italia, tracciando un bilancio dei i frutti del Cammino sinodale già emersi e presentando le Proposizioni che verranno votate in questa seconda Assemblea, le quali fungeranno da base al documento finale che uscirà dalla prossima Assemblea generale della Cei di maggio: «La nostra Chiesa è viva – attesa il presule -. Certo in forme diverse rispetto al passato anche recente, ma è comunque viva, non sta vegetando, non si trova in uno stadio terminale; semplicemente sta cercando di ascoltare la voce dello Spirito, che reclama modalità di presenza e azione rinnovate. Nessuno nega difficoltà, ritardi, arroccamenti, delusioni, peccati e abusi».
Quindi la sintesi di questa fase di monsignor Castellucci: «Né facili entusiasmi che preconizzino una nuova primavera della Chiesa – sottolinea -, né facili scoraggiamenti che annuncino un declino inevitabile. Chi ha preso parte, in qualsiasi modo, al Cammino sinodale, adotta piuttosto un sano realismo, a partire da un dato di fede. Lo Spirito del Signore Risorto non si è ritirato a vita privata, ma continua a soffiare nella vita normale delle nostre comunità. Questa quotidiana trama di bene, che sfugge alle statistiche, è anche la ricchezza più grande – e spesso nascosta – rilevata nei quattro anni sinodali».
Dopo gli interventi introduttivi di ieri, oggi i lavori della seconda Assemblea sinodale proseguiranno con la messa nella basilica di San Pietro, seguita dal confronto in aula e nei gruppi. Domani invece avrà luogo il pellegrinaggio giubilare con celebrazione in basilica e, infine, giovedì ci sarà la votazione finale delle Proposizioni seguita dalla messa finale.
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