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“Edifichiamo un’efficace comunione tra i popoli come San Benedetto”

"La prima motivazione che ha guidato Benedetto - si legge nel messaggio - non era civilizzatrice, né culturale, ma religiosa e spirituale. Una spiritualità in cui scorre la linfa evangelica, che condensa saggezza ed esperienza umana con l’intuito dei bisogni dei tempi. Una spiritualità incarnata, che permette anche a noi oggi di riscoprirci persone e popoli uniti nelle diversità"

Lo hanno scritto in un messaggio congiunto il vescovo di Padova monsignor Claudio Cipolla, gli abati di Santa Giustina e di Praglia, dom Giulio Pagnoni e dom Stefano Visintin, e l’abbadessa di San Daniele, madre Maria Chiara Paggiaro nel giorno della festa di San Benedetto da Norcia

Le bandiere europee all'esterno della sede dell'Europarlamento di Strasburgo - Foto: SIR/Marco Calvarese

Il vescovo di Padova, monsignor Claudio Cipolla, gli abati di Santa Giustina e di Praglia, rispettivamente dom Giulio Pagnoni e dom Stefano Visintin, e l’abbadessa di San Daniele, madre Maria Chiara Paggiaro hanno scritto un messaggio congiunto in occasione dell’odierna festa di San Benedetto da Norcia, abate e co-patrono d’Europa: «Stiamo vivendo in un contesto storico segnato da conflitti, migrazioni, grandi trasformazioni e cambiamenti climatici – scrivono gli ecclesiastici -, il tutto accompagnato da una generale e sempre più diffusa indifferenza dei cittadini, come si è visto nelle ultime elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. L’Europa è in costante ricerca della propria identità e desidera creare un’unità nuova e duratura e per questo sono sicuramente importanti gli strumenti politici, economici e giuridici, ma non sono sufficienti».

Nel testo si è riflettuto sul tema della costruzione di un’identità che: «Non può prescindere da un rinnovamento etico e spirituale – precisano monsignor Claudio Cipolla, dom Giulio Pagnoni, dom Stefano Visintin e madre Maria Chiara Paggiaro – che attinga alle radici cristiane del continente. Senza questa prospettiva, c’è il pericolo sempre più concreto di cedere all’antica tentazione autoreferenziale che nega l’Altro e che cerca di salvarsi da sé; utopia che, in modi diversi, nell’Europa del Novecento ha causato un drammatico regresso nella storia dell’umanità».

Mons. Claudio Cipolla, vescovo di Padova

Quindi gli ecclesiastici hanno fatto accostato l’attuale situazione di crisi In questo contesto internazionale, in occasione della memoria liturgica di San Benedetto da Norcia: «Ricordiamo il ruolo che il fondatore del monachesimo in Occidente – si legge nel messaggio – ha avuto nella nascita di un mondo nuovo, in un’epoca (V-VI sec. d.C.) di profonda crisi, per certi versi molto simile alla nostra. Benedetto realizzò un’opera religiosa e spirituale capace di innestare un modello di esistenza sociale e comunitaria teso alla valorizzazione e allo sviluppo di ogni persona, a prescindere dalle differenze sociali, culturali, etniche o nazionali. In questo modo egli evidenziava ciò che unisce gli esseri umani, ciò che lega gli uni agli altri e li rende tutti fratelli e sorelle; li rende una società».

Da qui l’invito a riprendere l’esempio del patrono d’Europa: «Nel giorno della festa di San Benedetto da Norcia – esortano il vescovo di Padova, gli abati di Santa Giustina e di Praglia e l’abbadessa di San Daniele -, facciamo nostro il suo esempio nella ricerca di Dio presente e operante in noi e nel mondo, edificando un’efficace comunione tra i popoli, ravvivando un’operosa solidarietà e adoperandoci instancabilmente per la pace. Il messaggio evangelico che ancora oggi vive nel monachesimo Occidentale – scrivono i quattro -, ci sprona alla costruzione di una fraternità universale e può aiutarci a rielaborare un modo nuovo di guardarci e quindi di porci in relazione tra di noi e con gli altri Paesi. L’idea d’identità nazionale propria dell’Italia e di tante le altre nazioni europee si fonda su una concezione etnica dell’appartenenza nazionale. L’enfasi viene infatti posta sull’omogeneità: unità di lingua, di cultura, di storia, di religione, di discendenza».

Ma la rappresentazione di un Paese con una forte impronta nazionalistica, per i quattro ecclesiastici: «Può rendere difficile il dialogo e la collaborazione tra Stati – aggiungono -. Proprio qui può inserirsi la profezia cristiana: accompagnare la società contemporanea europea a ragionare sulla ricchezza delle differenze. La prima motivazione che ha guidato Benedetto non era civilizzatrice, né culturale, ma religiosa e spirituale. Una spiritualità in cui scorre la linfa evangelica, che condensa saggezza ed esperienza umana con l’intuito dei bisogni dei tempi. Una spiritualità incarnata, che permette anche a noi oggi di riscoprirci persone e popoli uniti nelle diversità. San Benedetto, senza negare la complessità delle differenze, ci insegna come considerarle una ricchezza e non un elemento di scontro, ponendo al primo posto la pari dignità e il pari valore di tutti gli esseri umani. In un’Europa già multiculturale, multietnica e multireligiosa, il recupero dei suoi valori fondanti le permette, come ha ricordato Papa Francesco, di “interpretare il ruolo che le corrisponde: quello di unire i distanti, di accogliere al suo interno i popoli e di non lasciare nessuno per sempre nemico. È dunque essenziale ritrovare l’anima europea: l’entusiasmo e il sogno dei padri fondatori, statisti che hanno saputo guardare oltre il proprio tempo, oltre i confini nazionali e i bisogni immediati, generando diplomazie capaci di ricucire l’unità, non di allargare gli strappi” (Discorso a Budapest, 28 aprile 2023)».

About Davide De Amicis (4613 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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