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Guerra: “Ripudiarla guerra per arrestarne la progressione”

"Quelle della pace – rilancia Zuppi - sono le sole ragioni che possono portare alla composizione dei conflitti, a risolverne le cause, facendo trionfare il diritto e il senso di responsabilità sovranazionale. La storia esige di trovare un quadro nuovo, un paradigma differente, coinvolgendo la comunità internazionale per trovare insieme alle parti in causa una pace giusta e sicura"

Lo ha affermato ieri il cardinale Zuppi, aprendo i lavori del Consiglio episcopale permanente della Cei in corso a Roma fino a domani

Il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, presiede il Consiglio episcopale permanente Ph: Cristian Gennari/Siciliani

È “pace” la parola che il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, ha scelto come “priorità” da indicare alla Chiesa italiana, nell’introduzione con cui ha aperto i lavori del Consiglio permanente della Cei, che si svolgeranno a Roma fino al 20 marzo: «I conflitti di cui l’umanità si sta rendendo protagonista in questo primo quarto del XXI secolo – afferma il porporato – ci mostrano la fatica di essere fratelli, abitanti della casa comune. È la conseguenza di “non scelte”, di rimandi colpevoli, di occasioni perdute. È la fraternità stessa a essere messa in dubbio, la possibilità di convivere senza dover competere o addirittura eliminare l’altro per poter vivere. E se è messa in discussione la fraternità, lo è sempre anche l’individuo!».

Da qui gli interrogativi posti dal cardinale Zuppi: «Possiamo ancora accettare che solo la guerra sia la soluzione dei conflitti? Ripudiarla non significa arrestarne la progressione o dobbiamo aspettare l’irreparabile per capire e scegliere?». Queste le domande che fanno riflettere poste dal presidente della Cei il quale, facendo gli auguri a Papa Francesco per gli undici anni dall’inizio del ministero papale che si celebrano oggi, ha ricordato che la pace è una delle “parole-chiave” del suo pontificato: «In questo tempo di conflitti, di divisioni, di sentimenti nazionalisti, di odi, di contrapposizioni – sottolinea Matteo Zuppi -, il servizio della Chiesa per l’unità brilla come una luce di speranza. E tale servizio, che coinvolge i vescovi e tutte le comunità, si fa proprio partendo dal ministero del vescovo di Roma, il Papa».

Partendo da questo presupposto, il cardinale ha rilanciato l’impegno ad essere «artigiani di pace, tessitori di unione in ogni contesto, pacifici nelle parole e nei comportamenti, ammoniti anche a dire “pazzo” al prossimo, per imparare ad amare il nemico e renderlo di nuovo quello che è: fratello. Ascoltiamo la voce di quanti soffrono, delle vittime, di quanti hanno visto violati i diritti elementari e rischiano che le loro grida si perdano nell’indifferenza o nell’abitudine». Una pace che diventa preghiera, ma anche solidarietà: «Ad esempio, con l’Ucraina – ricorda l’arcivescovo di Bologna e presidente della Cei -, mediante la diffusa accoglienza per le vacanze estive ai bambini orfani o vittime – lo sono tutti – di quella catastrofe che è la guerra. In questa stessa prospettiva vivremo durante la prossima Assemblea generale una giornata di preghiera, digiuno e solidarietà. Invitiamo le nostre comunità ad accompagnare già dalle prossime settimane questo nuovo momento di unione e vicinanza verso quanti stanno soffrendo per i conflitti in corso. Allo stesso tempo, rinnoviamo l’appello alla partecipazione alla Colletta per la Terra Santa che si raccoglie il Venerdì Santo».

Ed è proprio quest’ultimo ad essere usato dal porporato come metafora per descrivere il periodo che stiamo attraversando: «Viviamo un lunghissimo Venerdì Santo – afferma il porporato -, quando si fece e si fa buio su tutta la terra e le tenebre cancellano la vita e ogni luce, a volte sembra anche la speranza e le stesse coscienze». Quindi il cardinale Zuppi è tornato sull’intervista, che ha fatto discutere, rilasciata alla radiotelevisione svizzera da Papa Francesco il quale, in merito all’Ucraina, aveva parlato della necessità di avere “il coraggio della bandiera bianca e negoziare”: «Le parole del Santo Padre sulla pace sono tutt’altro che ingenuità – osserva il cardinale Matteo Zuppi -. È sofferta e drammatica condivisione di un dolore che non potremo mai misurare. La Chiesa, infatti, è sempre Maria sotto la croce dei suoi figli. Non può abituarsi al buio e crede alla luce anche quando ci sono solo le tenebre. L’empatia e la pietà femminili prevalgono su tutto, su ogni valutazione pur indispensabile relativa ad aggressori e aggrediti, a ragioni e torti. La vita viene prima di tutto. La Chiesa è madre e vive la guerra come una madre per la quale il valore della vita è superiore a ragionamenti o schieramenti lontani da questo».

Il Consiglio episcopale permanente della Cei – Ph: Cristian Gennari/Siciliani

Quindi la citazione di San Giovanni XXIII, che un mese prima dell’inizio del Concilio diceva: “Le madri e i padri di famiglia detestano la guerra. La Chiesa, madre di tutti indistintamente, solleverà una volta ancora la conclamazione che sale dal fondo dei secoli e da Betlemme, e di là sul Calvario, per effondersi in supplichevole precetto di pace: pace che previene i conflitti delle armi, pace che nel cuore di ciascun uomo deve avere sue radici e sua garanzia”. Da qui la tesi del presidente dei vescovi italiani: «Quelle della pace – rilancia Zuppi – sono le sole ragioni che possono portare alla composizione dei conflitti, a risolverne le cause, facendo trionfare il diritto e il senso di responsabilità sovranazionale. La storia esige di trovare un quadro nuovo, un paradigma differente, coinvolgendo la comunità internazionale per trovare insieme alle parti in causa una pace giusta e sicura. Proprio su questo versante gli Stati e i popoli europei, le stesse istituzioni dell’Unione europea, devono riscoprire la loro vocazione originaria, improntando le relazioni internazionali alla cooperazione attraverso – come affermava Robert Schuman nella Dichiarazione del 9 maggio 1950 – “realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto”».

Successivamente, il presidente della Cei è tornato a parlare di fraternità: «Facilmente – constata Zuppi – possiamo riconoscere tante situazioni nelle quali si sta pianificando l’eliminazione del fratello. Basta pensare ai conflitti in corso. Per tutti vogliamo rinnovare il nostro appello: pace!». Da qui l’appello alle nostre comunità a «diventare luoghi concreti di fraternità, esperienza di paternità e fratellanza – l’invito del cardinale -. Non possiamo rassegnarci a un aumento incontrollato delle armi, né tanto meno alla guerra come via per la pace». Quindi il presidente della Cei ha citato la Costituzione: «L’Italia l’Europa no? ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali – ricorda -. Dalla crisi, si esce riscoprendosi fratelli, altrimenti si diventa concorrenti e nemici – aggiunge facendo riferimento alla storia di Giuseppe e dei suoi fratelli -. La fraternità ritrovata fa rifiorire la conversazione che prima sembrava impossibile. Deve essere questa la nostra incessante intercessione, l’impegno di tanti artigiani di pace che speriamo ispirino degli architetti che costruiscano una pace giusta e sicura».

Inoltre, un appello al voto in vista delle prossime elezioni europee dell’8 e del 9 giugno: «Un appello a votare – esorta il cardinale Matteo Zuppi – scegliendo responsabilmente i deputati che rappresenteranno i nostri valori e lavoreranno per il bene comune nel prossimo Parlamento europeo. Le elezioni europee saranno una grande occasione di partecipazione popolare». Per questo, in conclusione, il porporato ha condiviso l’invito fatto dai vescovi europei che, nell’ambito di un recente documento dedicato alle prossime elezioni, hanno affermato: «Il progetto europeo di un’Europa unita nella diversità, forte, democratica, libera, pacifica, prospera e giusta – concludono i presuli – è un progetto che condividiamo e di cui ci sentiamo responsabili. Siamo tutti chiamati a portarlo avanti anche esprimendo il nostro voto e scegliendo responsabilmente i deputati che rappresenteranno i nostri valori e lavoreranno per il bene comune nel prossimo Parlamento europeo».

About Davide De Amicis (4613 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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