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Cop28: “L’Italia blocchi i finanziamenti pubblici di progetti fossili”

"Attraverso l’operatività di Sace - sottolineano le organizzazioni –, l'Italia è il primo finanziatore pubblico di combustibili fossili in Europa e il sesto a livello globale. Dall’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi sul clima, l’ammontare garantito per progetti di carbone, petrolio e gas equivale a 15,1 miliardi di euro. Il 42% di queste garanzie riguarda progetti realizzati in vari paesi dell’Africa: Mozambico, Nigeria, Egitto ecc... Nello stesso periodo, i prestiti di Cdp a progetti di petrolio e gas nel continente ammontano a 1,66 miliardi di euro"

Lo hanno chiesto al governo italianao ActionAid Italia, Focsiv, Movimento Laudato si’, ReCommon e Wwf Italia, col supporto di 29 organizzazioni della società civile africana

Alcuni pozzi per l'estrazione di petrolio

Ieri, alla vigilia della Cop 28 la Conferenza sul clima che avrà luogo a Dubai (negli Emirati Arabi Uniti) da oggi a martedì 12 dicembre, è giunto un forte appello al governo italiano da parte di importanti associazioni e movimenti quali ActionAid Italia, Focsiv, Movimento Laudato si’, ReCommon e Wwf Italia, con il supporto di 29 organizzazioni della società civile africana: «Il governo – esortano gli enti – si impegni per interrompere i finanziamenti pubblici internazionali di progetti fossili. Questo a partire dal miglioramento delle policy di Sace e Cassa Depositi e prestiti (Cdp) che implementano la Dichiarazione di Glasgow, nonché per l’aumento di capacità di spesa delle banche multilaterali di sviluppo per una transizione energetica a zero emissioni e che affronti la crisi del debito dei paesi a basso reddito».

La richiesta fa riferimento ad un accordo che venne siglato a novembre 2021 nell’ambito della Conferenza sul clima di Glasgow (Cop 26), dove: «34 Paesi e cinque istituzioni finanziarie pubbliche – ricordano le associazioni – aderirono alla cosiddetta “Dichiarazione di Glasgow”, impegno congiunto per porre fine a nuovi finanziamenti pubblici internazionali per progetti di estrazione, trasporto e trasformazione di carbone, petrolio e gas entro il 31 dicembre 2022. Anche l’Italia – che condivideva con il Regno Unito la presidenza della Cop26 – aderì all’iniziativa. La Dichiarazione di Glasgow riguarda le istituzioni di finanza pubblica: agenzie di credito all’esportazione come Sace e banche di sviluppo come Cassa Depositi e prestiti».

Un accordo impegnativo per l’Italia che detiene un primato impattante: «Attraverso l’operatività di Sace – sottolineano le organizzazioni – l’Italia è il primo finanziatore pubblico di combustibili fossili in Europa e il sesto a livello globale. Dall’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi sul clima, l’ammontare garantito per progetti di carbone, petrolio e gas equivale a 15,1 miliardi di euro. Il 42% di queste garanzie riguarda progetti realizzati in vari paesi dell’Africa: Mozambico, Nigeria, Egitto ecc… Nello stesso periodo, i prestiti di Cdp a progetti di petrolio e gas nel continente ammontano a 1,66 miliardi di euro».

Con questo appello, ActionAid Italia, Focsiv, Movimento Laudato si’, ReCommon e Wwf Italia hanno voluto anche denunciare «la complessa situazione dei diritti umani nell’area di Cabo Delgado, Mozambico, dove si trovano la maggioranza dei progetti estrattivi del Paese», facendo una precisazione importante: «Gli investimenti futuri nella produzione di idrocarburi in Africa, in modo particolare il gas – aggiungono le associazioni – non avranno alcun impatto rilevante sulla sicurezza energetica dell’Italia. Anche con la fine degli approvvigionamenti russi di gas, l’Italia disporrebbe già delle infrastrutture necessarie per la propria sicurezza energetica, senza quindi bisogno di ricorrere a nuovi investimenti in infrastrutture o giacimenti gas. La proliferazione di progetti “oil&gas” si frappone a una giusta transizione energetica del continente, come denunciato dalla società civile africana riunitasi a settembre a Nairobi, Kenya, per l’Africa Climate Summit».

Da qui la richiesta, non l’unica, indirizzata al governo italiano: «Oltre a chiedere l’immediata interruzione dei finanziamenti pubblici internazionali di progetti fossili a favore di soli investimenti sostenibili dal punto di vista ambientale, sociale ed economico – concludono le organizzazioni non governative -, sollecitiamo il governo affinché si impegni per una riforma del sistema internazionale finanziario e a programmare il raggiungimento almeno dello 0,7% del reddito nazionale lordo per l’aiuto pubblico allo sviluppo. Una riforma che ponga tutti i paesi in condizione di avere accesso a volumi di capitale adeguati, per una transizione energetica a zero emissioni e per la resilienza delle economie contro i crescenti impatti climatici».

About Davide De Amicis (4613 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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