“Senza dialogo, che non evita responsabilità, restano solo le armi”
"Sentiamo troppo parlare di riarmo – osserva il cardinale Zuppi -. Di fronte alla tragedia della guerra capiamo il rischio che corre oggi tutta la famiglia umana, perché la guerra “non è un fantasma del passato, ma è diventata una minaccia costante. E spaventa"

In attesa della preghiera per la pace con Papa Francesco, che si terrà oggi pomeriggio al Colosseo, domenica pomeriggio – al Centro Congressi La Nuvola di Roma – ha avuto inizio l’incontro interreligioso dal tema “Il grido della pace”, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio. Alla cerimonia inaugurale, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del collega francese Emmanuel Macron, è intervenuto anche il cardinale presidente della Conferenza episcopale italiana Matteo Zuppi: «Senza dialogo restano solo le armi – afferma il porporato -. E il dialogo non rende affatto uguali tutte le ragioni, non evita la domanda delle responsabilità e non confonde mai aggressore e aggredito; anzi, proprio perché le ricorda bene può cercare le vie per smettere la geometrica e implacabile logica della guerra, che è, se non trova altre soluzioni, al rialzo».

Il cardinale Zuppi ha poi ricordato la “lezione” di Papa Benedetto XV, quando definì la guerra una “inutile strage” e chiese a tutti di “non pregare per la vittoria ma per la pace” ma «fu giudicato come un traditore, complice del nemico. Se lo avessero ascoltato! – si rammarica il presidente della Cei -. Non era affatto un appello generico. Chiedeva un disarmo simmetrico, il rispetto della autodeterminazione dei popoli, le istanze internazionali erano la soluzione da cercare. Gli uomini di pace sono realisti, non ingenui, amano la nazione ma tradiscono il nazionalismo!». Quindi il porporato è tornato a parlare dei temi attuali: «Sentiamo troppo parlare di riarmo – osserva -. Di fronte alla tragedia della guerra capiamo il rischio che corre oggi tutta la famiglia umana, perché la guerra “non è un fantasma del passato, ma è diventata una minaccia costante. E spaventa».
Poi il presidente della Cei ha citato l’enciclica “Fratelli tutti”, rilanciando un monito: «È essenziale scegliere la pace e dotarci di mezzi per ottenerla – sottolinea -. Ogni guerra lascia il mondo peggiore di come lo ha trovato. La guerra è un fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa, una sconfitta di fronte alle forze del male». Da qui l’invito: «Facciamo nostro l’appello di Papa Francesco per l’Ucraina – esorta Zuppi – e chiediamo che l’impegno per la pace e la giustizia, che vanno necessariamente assieme, trovi in tutti, ad iniziare dagli uomini di governo, delle risposte all’altezza. E questo appello per la pace, vorremmo fosse anche per tutte le guerre. Dovremo certamente riprendere un discorso forte sul disarmo, per evitare che l’unica logica sia quella militare, chiedere che tutti i soggetti, con audacia, concorrano a tessere la tela della pace».
L’incontro interreligioso è poi andato avanti, per concludersi stamani, attraverso una serie di forum di confronto e dibattito sui grandi temi che riguardano il mondo e l’attualità, a cui hanno partecipato leader religiosi ed esponenti della cultura e della società civile, oltre a politici provenienti da 50 Paesi. Sta seguendo i lavori un pubblico, in presenza, di 3 mila persona tra cui molti studenti dei licei romani.