“Siamo tutti missionari, anche in famiglia, siamone consapevoli”
"Vogliamo pregare - invita don Massimo Di Lullo - per noi che siamo chiamati ad essere missionari qui, affinché potremo esserne consapevoli, e anche per chi ha preso materialmente la valigia ed è partito per parlare della sua esperienza di fede a chi, magari, del Signore non aveva mai sentito parlare. E se non fosse stato per queste persone, milioni di individui nel mondo sarebbero ignari di tutto questo"

Un invito ad essere missionari nei nostri luoghi di vita, nel nostro quotidiano. È stato questo il senso della Veglia missionaria diocesana che si è svolta ieri sera, nella parrocchia di Santa Lucia di Cepagatti, alla vigilia della Giornata missionaria mondiale di domenica 23 ottobre 2022 dal tema “Di me sarete miei testimoni (At 1,8) Vite che parlano”.

I tanti partecipanti hanno dapprima riflettuto attraverso gli scritti di Madre Teresa di Calcutta e Papa Francesco, ma anche attraverso la riflessione lasciata dal cardinale presidente della Cei Matteo Zuppi al Festival della missione, che si è svolto in questi giorni a Milano: «La Chiesa è missionaria – afferma il porporato – e se non lo siamo tutti vuol dire che c’è qualcosa che non funziona, perché tutti sono chiamati e mandati. Dio ci chiama e ci manda».
Da qui la meditazione del direttore dell’Ufficio missionario diocesano, don Massimo Di Lullo: «Il Papa – ricorda il presbitero – sta insistendo tantissimo sul fatto che siamo missionari tutti in quanto battezzati. E siamo tutti testimoni perché, in qualche modo, se siamo qui è perché ognuno di noi ha fatto un’esperienza del Signore ed è semplicemente questa esperienza che ci porta ad essere missionari. Allora ho pensato di vivere questo momento della veglia in due parti, una prima parte pensando a noi missionari qui. Al fatto che, in qualche modo, siamo chiamati nel nostro ambienti di lavoro, ovunque. Ormai capita sempre più spesso di ritrovarci, nel condominio o nel nostro vialetto, ad essere solo noi ad andare a messa. Oggi sempre più spesso capita, in realtà, che per mille motivi, magari per impegni, magari per il tipo di vita che facciamo, a vivere un’esperienza comunitaria in parrocchia, un’esperienza di fede, siamo rimasti pochi. Questo, a maggior ragione, è un impegno bello ad essere testimoni persino nel condominio, in luoghi che prima non immaginavamo. Prima pensavamo che il testimone del Vangelo era chi si trovava a vivere in un contesto non cristiano. Una persone che prendeva la valigia, l’aereo, e andava in altri contesti. Oggi questo accade anche in ufficio, così come a scuola dove – ad esempio – in una classe uno o due alunni frequentano. Allora vogliamo dapprima pensare a noi come missionari, a noi inviati, siamo noi inviati oggi dove siamo. Perfino in famiglia, spesso, siamo chiamati ad essere missionari in quanto non capiti veramente. E poi vogliamo pregare per il mondo e per i missionari sparsi in ogni parte del mondo. Nella diocesi di Pescara sono una ventina i frati e le suore che, appartenendo a diversi ordini religiosi, vivono chi in Uganda, chi in Brasile, chi in Albania e non solo. La Giornata missionaria mondiale ci chiama ad aprire le porte e guardare anche al di là dei nostri confini. Il mio servizio lo svolgo nella Chiesa, che è nel mondo intero, anche se non uscirò mai dalla mia parrocchia. Se mi guardo un po’ intorno, il campo in cui sono chiamato ad aiutare è un campo grande quanto il mondo. E allora vogliamo pregare per noi che siamo chiamati ad essere missionari qui, affinché potremo esserne consapevoli, e anche per chi ha preso materialmente la valigia ed è partito per parlare della sua esperienza di fede a chi, magari, del Signore non aveva mai sentito parlare. E se non fosse stato per queste persone, milioni di individui nel mondo sarebbero ignari di tutto questo».
Per questo l’intera assemblea ha concluso la veglia di preghiera assumendo il mandato missionario, recitando la preghiera di don Primo Mazzolari “Ci impegniamo”:

“Ci impegniamo noi e non gli altri, unicamente noi e non gli altri, né chi sta in alto, né chi sta in basso, né chi crede, né chi non crede. Ci impegniamo senza pretendere che altri s’impegnino, con noi o per suo conto, come noi o in altro modo. Ci impegniamo senza giudicare chi non s’impegna, senza accusare chi non s’impegna, senza condannare chi non s’impegna, senza disimpegnarci perché altri non s’impegna. Ci impegniamo perché non potremmo non impegnarci. C’è qualcuno o qualche cosa in noi, un istinto, una ragione, una vocazione, una grazia, più forte di noi stessi. Ci impegniamo per trovare un senso alla vita, a questa vita, alla nostra vita, una ragione che non sia una delle tante ragioni che ben conosciamo e che non ci prendono il cuore. Ci impegniamo a portare un destino eterno nel tempo, a sentirci responsabili di tutto e di tutti, ad avviarci, sia pure attraverso un lungo errare, verso l’amore. Ci impegniamo perché noi crediamo all’amore, la sola certezza che non teme confronti, la sola che basta per impegnarci perpetuamente”.
Stasera, alle 21 nella parrocchia di San Camillo de Lellis, si continuerà a riflettere con una testimonianza missionaria mentre domenica, infine, alle 11.30 nella parrocchia dello Spirito Santo a Pescara si terrà la santa messa, presieduta dal parroco don Giorgio Campili e animata dal Centro missionario diocesano, nella Giornata missionaria mondiale.