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SAN GIUSEPPE. CHIAMATO A ESSERE IL CUSTODE DEL REDENTORE

Ieri, 16 febbraio, è iniziato il mese di san Giuseppe per arrivare al 19 marzo con 30 giorni di preparazione. A partire da oggi, proporremo una breve riflessione per conoscere meglio la figura di san Giuseppe e la dignità che gli proviene dalla missione svolta nel mistero dell’Incarnazione e della Redenzione attraverso il servizio della paternità

Ieri, 16 febbraio, è iniziato il mese di san Giuseppe per arrivare al 19 marzo con 30 giorni di preparazione. E proprio ieri il Papa ha concluso il suo ciclo di catechesi su San Giuseppe soffermandosi su un verbo: “custodire”. «Il cristiano è come San Giuseppe, deve custodire», ha spiegato il Papa: «essere cristiano è non solo ricevere, confessare la fede, ma custodire la vita: la vita propria, la vita degli altri, la vita della Chiesa». In queste parole è evidente il richiamo all’insegnamento della Esortazione apostolica Redemptoris custos (Il custode del Redentore) di san Giovanni Paolo II, che «deve essere ritenuta come la “magna carta” della teologia di san Giuseppe», si legge in diverse pubblicazioni di Tarcisio Stramare (1928-2020), religioso della Congregazione degli Oblati di San Giuseppe considerato come uno dei massimi studiosi, a livello internazionale, di giosefologia.

A partire da oggi, per 30 giorni, proporremo una breve riflessione per conoscere meglio la figura di san Giuseppe e la dignità che gli proviene dalla missione svolta nel mistero dell’Incarnazione e della Redenzione attraverso il servizio della paternità. Avviamo la riflessione dal verbo “custodire”, che il Papa ha evocato nel corso della sua ultima catechesi. Il Custode del Redentore (Redemptoris custos=RC) è il titolo che Giovanni Paolo II, nel 1989, scelse per l’Esortazione apostolica «sulla figura e sulla missione di san Giuseppe nella vita di Cristo e della Chiesa», scritta in occasione del centenario dell’enciclica di Leone XIII su san Giuseppe intitolata Quamquam pluries (1889), il primo di una lunga serie di documenti pontifici dedicati al nostro santo.

“Custode” è il titolo che meglio rappresenta il ruolo di san Giuseppe nell’economia della salvezza – si legge nella Redemptoris custos –, «riconoscendo che egli vi partecipò come nessuna altra persona umana, ad eccezione di Maria, la madre del Verbo Incarnato». (RC1).

Che significa, tutto questo, in senso teologico? Significa che San Giuseppe fu chiamato da Dio a servire direttamente la persona e la missione di Gesù mediante l’esercizio della sua paternità, richiesta soprattutto durante il periodo della vita nascosta di Gesù. Giuseppe fu il custode dell’umanità di Gesù, strumento della sua divinità e anche della nostra salvezza alla quale egli partecipò insieme con Maria, «coinvolto nella realtà dello stesso evento salvifico, per la cui potenza l’eterno Padre “ci ha predestinati ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo” (Ef 1,5)» (RC1). Alla luce di questi principi, la Redemptoris custos descrive quei riti e quegli avvenimenti della vita di Gesù, considerati come «misteri salvifici», nei quali l’esercizio della paternità di Giuseppe era richiesto dall’economia della salvezza. Tali misteri sono la nascita di Gesù a Betlemme, il censimento, la circoncisione, l’imposizione del nome, la presentazione di Gesù al tempio, la fuga in Egitto, il sostentamento e l’educazione di Gesù a Nazareth.

Proviamo a tradurre, tutto questo, in un linguaggio più accessibile. Riformuliamo la domanda: cosa significa che Giuseppe fu il “Custode del Redentore”? Una risposta di carne e cuore si trova in un passaggio di un inno intitolato Collaudemus toto corde (Celebriamo con tutto il cuore), rinvenuto in un manoscritto usato dalla Chiesa di Ratisbona, e risalente alla metà del’400, che così descrive chi fu Giuseppe per Gesù: “Giuseppe lo cura / Giuseppe lo porta / Giuseppe lo copre di baci /Mentre Erode uccide i bambini / Dalle minuscole membra; / Questo, che la Vergine allatta, Giuseppe lo sottrae ai pericoli/”. [Cfr. Tarcisio Stramare, San Giuseppe. Il custode del redentore nella vita di Cristo e della Chiesa, Editrice Domenicana Italiana, p. 64].

Giuseppe e Gesù. È Giuseppe che ha protetto il Bambino e la Madre nei viaggi dell’esilio e nella vita di profugo in Egitto; è lui che ha provveduto a mantenerlo, procurandogli cibo e vestito, e a crescerlo; è lui che gli ha insegnato un mestiere e gli ha dato la categoria di «figlio del falegname» [«filius fabri» (Mt, 15, 55)]. E se questo non bastasse, per capire chi è il Custode di Gesù, basterebbe dire che Giuseppe è colui che ha educato Gesù alla preghiera e alla conoscenza del mondo.

Custodire: voce del nome «padre nutrizio».