Donne: “Rischiano di più la fame, ma sono la prima arma per combatterla”
"Se le donne che abitano nelle aree rurali disponessero di maggiori risorse economiche e di opportunità in tema di formazione – conclude Giorgina Gallo, membro del consiglio d’amministrazione dell’organizzazione umanitaria –, diverrebbero l’asset principale della lotta contro la fame e la malnutrizione"

In quasi due terzi dei Paesi le donne continuano a rischiare, più degli uomini, di soffrire la fame e l’insicurezza alimentare. Le giovani che decidono di mettere su famiglia, inoltre, hanno il 25% di probabilità in più degli uomini di vivere una condizione di estrema povertà. Inoltre, in base ai dati del Programma di sviluppo dell’Onu, sono donne l’80% delle persone sfollate a causa dei cambiamenti climatici.
Lo ha denunciato Azione contro la fame in occasione dell’odierna Giornata internazionale dei diritti della donna, riscontrando quanto siano distanti dall’essere raggiunti “gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, che auspicano entro il 2030 le pari opportunità nello sviluppo economico, nonché l’eliminazione di tutte le forme di violenza nei confronti delle donne”: «Sembra che questi dati provengano da Marte – commenta Alessandra Favilli, vicepresidente di Azione contro la fame – invece rappresentano la triste realtà. Le donne, che sarebbero in grado guidare il cambiamento e la lotta alla fame, sono le prime vittime di questa grave piaga. Eppure sono loro che rappresentano la prima ‘arma’ per prevenire e combattere la malnutrizione. Non si tratta di una questione ideologica, ma di una constatazione fortemente pragmatica».
D’altronde, nei Paesi a basso reddito le donne rappresentano circa il 50% dell’occupazione nel settore agricolo. Si stima che destinando a loro più risorse, mettendole nelle condizioni di agire in qualità di decisori, potrebbe diminuire il numero di affamati di 100-150 milioni di persone. Nel mondo, come nelle singole comunità, se le donne partecipano alle decisioni, danno modo alle proprie famiglie di godere di un aumento del reddito familiare fino al 20%: «Nei presidi sanitari e nei nostri centri di cura – racconta Maurizia Iachino, componente del consiglio di amministrazione di Azione contro la Fame – le donne, siano esse medici, infermiere, operatrici sanitarie di comunità, guidano i nostri sforzi per prevenire e trattare la malnutrizione. Inoltre, nelle comunità in cui lavoriamo, le madri sono le prime a individuare i ‘segni’ della malnutrizione nei loro bambini».
Per questo motivo, quest’anno, Azione contro la fame ha lanciato l’hashtag #seledonne: «Se le donne che abitano nelle aree rurali disponessero di maggiori risorse economiche e di opportunità in tema di formazione – conclude Giorgina Gallo, anche lei componente del consiglio d’amministrazione dell’organizzazione umanitaria –, diverrebbero l’asset principale della lotta contro la fame e la malnutrizione, rendendo i sistemi alimentari più produttivi e sostenibili».