“Abbiamo bisogno della preghiera come dell’acqua per vivere”
"Nella misura in cui rimaniamo - spiega il Papa - in Dio ci avviciniamo agli altri e nella misura in cui ci avviciniamo agli altri rimaniamo in Dio. Vuol dire che se preghiamo Dio in spirito e verità, scaturisce l’esigenza di amare gli altri e, dall’altra parte, che se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi. La preghiera non può che portare all’amore, altrimenti è fatuo ritualismo"

Questa sera è stato il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, a leggere l’omelia scritta da Papa Francesco in occasione del Vespro che ha concluso la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani presso la basilica di San Paolo fuori le mura: «Nella realtà odierna, veloce e complessa, è facile perdere il filo, tirati da mille parti – scrive il Pontefice -. Tanti si sentono frammentati dentro, incapaci di trovare un punto fermo, un assetto stabile nelle circostanze variabili della vita. Gesù ci indica il segreto della stabilità nel rimanere in lui. Ci ha mostrato anche come fare, dandoci l’esempio. Ogni giorno si ritirava in luoghi deserti per pregare. Abbiamo bisogno della preghiera come dell’acqua per vivere. La preghiera personale, lo stare con Gesù, l’adorazione, è l’essenziale del rimanere in Lui. È la via per mettere nel cuore del Signore tutto quello che popola il nostro cuore, speranze e paure, gioie e dolori. Ma soprattutto, centrati in Gesù nella preghiera, sperimentiamo il suo amore. E la nostra esistenza ne trae vita, come il tralcio che prende la linfa dal tronco. Questa è la prima unità, la nostra integrità personale, opera della grazia che riceviamo rimanendo in Gesù».
Successivamente il Santo Padre ha sottolineato come le nostre esistenze siano collegate, incidendo anche su quelle altrui: «Siamo tralci della stessa vite, siamo vasi comunicanti – spiega -. Il bene e il male che ciascuno compie si riversa sugli altri. Nella vita spirituale vige una sorta di legge della dinamica. Nella misura in cui rimaniamo in Dio ci avviciniamo agli altri e nella misura in cui ci avviciniamo agli altri rimaniamo in Dio. Vuol dire che se preghiamo Dio in spirito e verità, scaturisce l’esigenza di amare gli altri e, dall’altra parte, che se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi. La preghiera non può che portare all’amore, altrimenti è fatuo ritualismo».
Da qui il monito del Papa: «Non è possibile – avverte – incontrare Gesù senza il suo Corpo, composto di molte membra tante quanti sono i battezzati. Se la nostra adorazione è genuina, cresceremo nell’amore per tutti coloro che seguono Gesù, indipendentemente dalla comunione cristiana a cui appartengono, perché, anche se non sono ‘dei nostri’, sono suoi».
Ciononostante Papa Bergoglio ha ammesso che amare i fratelli non è facile: «Perché – spiega – appaiono subito i loro difetti e le loro mancanze, e ritornano alla mente le ferite del passato. Ecco perché per amare abbiamo bisogno di essere spogliati di quanto ci porta fuori strada e ci fa ricurvare su noi stessi, impedendoci di portare frutto».
Quindi l’auspicio del Papa: «Chiediamo dunque al Padre – esorta Papa Francesco – di recidere da noi i pregiudizi sugli altri e gli attaccamenti mondani che impediscono l’unità piena con tutti i suoi figli. Così purificati nell’amore, sapremo mettere in secondo piano gli intralci terreni e gli ostacoli di un tempo, che oggi ci distraggono dal Vangelo».