Pasqua: “La morte è vinta, arriverà il giorno in cui ne saremo liberati”
"I segni, in questi giorni - osserva monsignor Valentinetti -, certamente non ci aiutano, ma noi vogliamo ancora sperare e deporre questa speranza nel cuore di questa celebrazione eucaristica, in questa notte santa, che il Signore la illumini perché il grande atteso - che da stanotte cominceremo ad invocare - lo spirito del Signore che aleggia nella Chiesa, nel mondo, nella storia e sugli uomini che hanno il potere in questa storia, possa essere illuminante perché un’umanità nuova possa essere veramente più piena e crescere"

Nei giorni della pandemia da Coronavirus Covid-19 l’annuncio della resurrezione di Gesù che ha vinto la morte, diventa un invito alla speranza per tutti coloro che hanno perso i propri cari, per tutti i malati e per tutti quelli che lottano tra la vita e la morte in un letto di ospedale.
In questo clima difficile, ieri sera, l’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti ha presieduto la veglia pasquale a porte chiuse nella Cattedrale di San Cetteo a Pescara, invitando tutti a non arrendersi alla disperazione: «Ripercorrendo il cammino della storia della salvezza nelle letture che abbiamo ascoltato – esordisce il presule -, siamo giunti all’annuncio della resurrezione. Il grande cammino d’Israele, il simbolo della liberazione dall’Egitto, il simbolo della creazione, una creazione nuova. Il darci un cuore nuovo e uno spirito nuovo, non sono nient’altro che l’annuncio sulla grande novità della storia dell’umanità, del cosmo e di tutto il creato, la quale sarebbe stata la risurrezione dai morti e la grande promessa che l’uomo non rimarrà sempre vittima e schiavo della morte, ma che la morte è vinta ed è vinta per sempre. L’ultima nemica è stata abbattuta. Al demonio, origine della morte, finalmente si è schiacciato il capo e il Signore trionfa. Nella luce santa di questo cero, che è stato accesso all’inizio della santa veglia, c’è il simbolo di quella luce eterna che brillerà senza fine. Ma pur considerando questo grande mistero d’amore di Dio fissiamo ancora una volta, alla luce della parola della lettera ai romani, il nostro sguardo in alto perché realmente la morte è vinta, perché realmente possiamo ridirci le parole della speranza e, perché no, le parole della pace».

Successivamente, riprendendo il Vangelo di Matteo, l’arcivescovo Valentinetti ha ribadito come la vita abbia vinto sulla morte, citando l’episodio delle donne che si recano al sepolcro di Gesù e accostandolo con lo scenario attuale: «Alle donne che andarono al sepolcro per vedere ancora una volta la morte – osserva -, e si ponevano il grande problema di incontrare ancora una volta il corpo di un defunto, sia l’angelo che Gesù ripetono la parola “Non temete, non abbiate paura”. Ecco la grande certezza. Se il Signore ci dice “Non temete, non abbiate paura”, noi raccogliamo questo anelito di speranza e perché no, lo ripeto, anche di gioia. “Voi cercate Gesù, il crocifisso non è qui, è risorto”. Come aveva detto, “Venite a vedere il luogo dove l’hanno deposto”, arriverà il giorno in cui saremo liberati da questo evento di morte che è in mezzo a noi e allora, forse, ricorderemo. Ricorderemo che c’è stato un momento di fatica, angoscia e sofferenza, ma non potremo non ricominciare da capo, non potremo non andare anche noi in Galilea (da lì era cominciata tutta l’avventura di Gesù con gli apostoli) e riprendere il nostro cammino. Ma su basi nuove, su certezze diverse, su fraternità più condivise, su amore più diffuso, su leggi e vicende umane che si devono rincorrere ancora meglio, se vogliamo essere quel popolo che cammina verso una verità più piena. I segni, in questi giorni, certamente non ci aiutano, ma noi vogliamo ancora sperare e deporre questa speranza nel cuore di questa celebrazione eucaristica, in questa notte santa, che il Signore la illumini perché il grande atteso – che da stanotte cominceremo ad invocare – lo spirito del Signore che aleggia nella Chiesa, nel mondo, nella storia e sugli uomini che hanno il potere in questa storia, possa essere illuminante perché un’umanità nuova possa essere veramente più piena e crescere. Non lo diciamo per noi (più adulti), che forse siamo quasi alla fine dei nostri giorni, ma lo diciamo per chi è piccolo, per chi è giovane, per chi è bambino per cui deve crescere, per le famiglie che devono mettere al mondo i loro figli».
Da qui l’auspicio finale dell’arcivescovo di Pescara-Penne che, al termine della celebrazione eucaristica, ha fatto gli auguri di buona Pasqua a tutti gli abruzzesi che hanno assistito alla diretta televisiva in onda su Rete 8 e a quella radiofonica in onda su Radio Speranza: «Che questo mondo sia nuovo – conclude il presule – e sia segnato dalla vicenda della resurrezione di Cristo Signore».