“Chi interrompe le migrazioni fa una cosa economicamente grave”
"Uno meno uno fa sfociare nella visione di homo homini lupus - afferma Becchetti -, mentre uno più uno è uguale a tre: la diversità infatti aumenta la ricchezza. Da sempre la gente si sposta, va a cercare lavoro altrove, produce"
«Uno meno uno fa sfociare nella visione di homo homini lupus, mentre uno più uno è uguale a tre: la diversità infatti aumenta la ricchezza». Lo ha sottolineato oggi Leonardo Becchetti, docente di Economia politica all’università “Tor Vergata” di Roma, ricordando che «da sempre la gente si sposta, va a cercare lavoro altrove, produce: chi interrompe le migrazioni fa una cosa gravissima dal punto di vista economico».
Nel suo intervento alla presentazione romana del volume “L’Italia che non ti aspetti. Manifesto per una rete dei piccoli Comuni del welcome” (curato da Nicola De Blasio, Gabriella Debora Giorgione e Angelo Moretti), che raccoglie le esperienze di 14 Comuni che hanno fatto rete per realizzare progetti nel campo dell’accoglienza dei migranti e delle politiche sociali collegate all’idea di economia civile al servizio del bene comune, Becchetti ha ribadito che non esistono piccole battaglie locali: «Ma – precisa – una sola battaglia nazionale e culturale di cui ognuno, a livello locale, è protagonista. Di qui l’importanza dell’impegno per la generatività, per il bene comune. Basta con la dicotomia tra assistenza e business, tra profit e terzo settore. L’economia civile vuole creare un mondo ibrido, dove si crea valore economico e sostenibilità sociale e ambientale. Bisogna cercare le buone pratiche sul territorio, far nascere le policy, creare laboratori e comunicare bene. Non basta fare le cose, ma dobbiamo comunicarle in maniera adeguata perché oggi le sorti politiche e culturali si giocano nell’arena di social. Servono immagini che smontino i luoghi comuni, viviamo una bolla speculativa della comunicazione con la gente che crede a cose che non ci sono».
Alla presentazione ha partecipato anche Caritas italiana, attraverso il vice presidente Paolo Beccegato, sottolineando un’incoerenza di fondo: «È inutile parlare di approccio inclusivo – osserva – se in altri ambiti si tende all’esclusione. Serve una coerenza delle politiche». Da questo punto di vista, dunque, il volume presentato offre uno “stimolo” alla politica: «In questa sperimentazione – sottolinea Beccegato – si ritrovano le tre vie della carità, educativa, politica e concreta. Si tratta di un’esperienza inclusiva che integra quello che è investimento a 360 gradi e va nella direzione dello sviluppo umano integrale».
Nei 14 Comuni infatti si sono utilizzati in modo sinergico strumenti di welfare personalizzato come il reddito di inclusione sociale, i progetti terapeutico riabilitativi individualizzati sostenuti con la metodologia dei budget di salute, i percorsi per migranti previsti negli Sprar: «L’economia umana, così come descritta nella Laudato si’, è competitiva – conclude Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola e relatore della legge sui #piccolicomuni -. Al di là del ragionamento umanitario, c’è una questione economica. L’Italia è sé stessa quando fa l’Italia e non cerca di imitare gli altri».