Falcone e Borsellino: “Non eroi, ma cittadini modello per tutti noi”
"Sui tumuli di terra che li ricoprono - ricorda l'ex magistrato antimafia -, dobbiamo inginocchiarci e promettere di fare tutto il possibile per continuare la loro opera, per cambiare, per rendere migliore questa nostra Italia a cui troppe volte non diamo l’amore che merita"

«Non si debbono cucire addosso a Giovanni Falcone e a Paolo Borsellino gli abiti degli eroi, perché apparirebbero come modelli inarrivabili. Sarebbe più giusto, piuttosto, dipingerli per quello che erano: uomini come noi, ma fedeli ai propri ideali di legalità e giustizia, per i quali hanno sopportato indicibili amarezze e pesantissime privazioni, servendo lo Stato fino in fondo anche a costo di morire».
Lo ha scritto in una nota all’agenzia di stampa Sir Pietro Grasso, presidente del Senato e negli anni ’80 giudice a latere del primo maxiprocesso contro Cosa nostra istruito da Falcone e Borsellino, ricordando i due magistrati uccisi dalla mafia, alla vigilia dell’odierno venticinquesimo anniversario della strage di Capaci del 23 maggio 1992, in cui perse la vita Falcone, seguita il 19 luglio dall’attentato di via D’Amelio che costò la vita a Borsellino: «Non eroi – avverte Grasso, ricordando che di due magistrati furono per lui due maestri -, bensì cittadini modello. Ciascuno di noi, ognuno secondo la propria competenza e possibilità, può esserlo. Sui tumuli di terra che li ricoprono, dobbiamo inginocchiarci e promettere di fare tutto il possibile per continuare la loro opera, per cambiare, per rendere migliore questa nostra Italia a cui troppe volte non diamo l’amore che merita».
Quindi il presidente del Senato, dalle stragi in avanti, ha ripercorso gli anni della lotta alla mafia: «In questi venticinque anni – sottolinea – abbiamo ottenuto straordinari successi nella lotta alla criminalità organizzata, ma non per questo possiamo dirci pienamente soddisfatti e di aver esaurito le ragioni del nostro impegno per la legalità; c’è ancora molta strada da fare, molte verità da svelare e altrettante ingiustizie da sanare».
Grasso ha poi osservato che i bambini nati in quell’anno, nel 1992, sono ormai diventati adulti: «Magari – afferma – qualcuno di loro ha già dei figli. Per loro ho voluto riaprire l’album della mia storia personale e professionale, con la speranza di trasmettergli i valori e gli ideali che hanno guidato tutta la mia vita. Ho scelto di raccoglierli in un libro, edito da Feltrinelli, da pochi giorni in libreria “Storie di Sangue, Amici e Fantasmi”. Storie di sangue, quelle che hanno imbrattato la mia Sicilia e scosso l’Italia intera; di fantasmi che sembravano imprendibili come Provenzano; di amici, come Giovanni e Paolo. Alcuni ricordi sono dolorosi, altri mi fanno sorridere, altri ancora sono frustranti. Tutti mi danno la forza e la determinazione di continuare, fino a quando la mafia avrà una fine».