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La Pasqua continua nella vita cristiana

Fare veramente Pasqua significa rompere definitivamente con il peccato.

Se deve «rendere ragione della speranza» che è in lui e fronteggiare gli attacchi delle parti avverse, il cristiano, per quanto sia zelante, raramente ricorre all’argomento apologetico della risurrezione; “credo in Cristo, perchè è risorto nella realtà e nella storia” dovrebbe essere l’argomentazione probante per eccellenza. Scriveva Agostino, a riguardo: «Non è gran cosa credere che Cristo è morto. Questo lo credono anche i pagani, i giudei e tutti i reprobi. Tutti credono che è morto! La fede dei cristiani è la risurrezione di Cristo. Questo sì che è gran cosa: credere che egli è risorto»[1]. Con ciò Agostino non intende dire che la risurrezione sia più importante della morte, ma solo che credere nella risurrezione sia più qualificante del vero credente. Che Cristo sia morto tutti lo credono, anche i pagani; che sia risorto, solo i cristiani lo credono, e non è cristiano chi non lo crede. Del resto molti uomini, nella storia, sono morti per difendere ciò in cui credevano, ma la loro morte non ha reso necessariamente vera la loro causa. La morte di Cristo è testimonianza del Suo amore, perché «nessuno ha un amore più grande di chi dà la vita per la persona amata»(Gv 15, 13), ma solo la risurrezione è la prova dell’autenticità divina di Cristo. Scrive Paolo: «Se Cristo non fosse risorto, sarebbe vana la nostra fede. Noi saremo falsi testimoni di Dio […]. Saremo da compiangere più di tutti gli uomini»(1Cor 15, 14-15.19). È la risurrezione, quindi, che attesta l’autenticità della missione di Cristo (Gesù storico) e la legittimità della sua pretesa divina (Dio stesso ha reso testimonianza a Gesù resuscitandolo). La risurrezione non prova solo la verità del cristianesimo, ma fonda anche la realtà della vita cristiana e della salvezza. Per entrare nella luce del mistero pasquale, un cristiano,cosa è chiamato a fare nella propria vita?

Il testo biblico, dove troviamo indicazioni su come vivere la dimensione più esistenziale e personale del mistero pasquale, è 1Corinzi 5, 7-8: «Purificatevi dal vecchio fermento per essere una nuova pasta, dal momento che voi siete azzimi. Infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con il lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità». Ecco, le conseguenze personali ed esistenziali che derivano dalla Pasqua di Cristo: purificazione e rinnovamento! La Pasqua del cristiano consiste nel passare dalla corruzione del peccato alla purezza della vita, dall’uomo vecchio a quello nuovo. Se vogliamo vivere nella luce della Pasqua, c’è una pulizia del cuore e della vita che ogni cristiano è chiamato a fare: distruggere tutto ciò che appartiene al peccato per celebrare la festa con «azzimi di sincerità e di verità», ossia in purezza. Cristo è morto al peccato: purifichiamoci! Cristo è resuscitato dai morti: camminiamo in una vita nuova! Ciò che ci salva veramente è la Pasqua di Cristo, cioè la sua morte e risurrezione, ma la Pasqua di Cristo non è efficace senza le nostre opere – ossia se non diventa la “nostra” Pasqua. Tutti abbiamo bisogno di compiere questo “passaggio” di purificazione, perché tutti siamo, in diversa misura, nel peccato. Fare veramente Pasqua, quindi, significa rompere definitivamente con il peccato (1Pt 4,1); non basta attaccare i vari peccati che commettiamo ogni giorno, ma rimuovere la radice di ogni peccato per diventare davvero uomini nuovi. Dobbiamo morire al nostro “io”; al nostro amor proprio; lasciare il «cuore di pietra» e convertirci al «cuore di carne». Bisogna pentirsi dei peccati; ancor più liberarsi dal peccato, ossia dalla superbia e dalla ribellione alla volontà di Dio, origine di tutti i peccati del mondo. Parliamo poco di risurrezione in maniera adeguata, e molto di peccati in maniera inadeguata – vedendo peccati a “destra” e “sinistra” – mentre il peccato è dentro di noi. Non riusciamo a gioire pienamente della risurrezione di Cristo, perché, forse, abbiamo relegato all’ultima delle nostre preoccupazioni il peccato. Allora facciamo veramente Pasqua nella vita: compiamo il passaggio dalla schiavitù del peccato alla libertà, dall’uomo vecchio a quello nuovo, dalla tristezza alla gioia!

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[1] Agostino (san), Enarr. in Ps., 10, 6 (CCL40, p.1791).

Bibliografia:
R. Cantalamessa, Il mistero della Pasqua, Àncora, Milano 2009, pp. 125-136.