“Gesù lava i piedi a tutti, fin quando i suoi discepoli non faranno lo stesso”
"Anche oggi - conclude monsignor Valentinetti - Gesù continua ad abbassarsi per lavare i piedi al povero, all’omicida, al suicida. Continua a lavare i piedi ai peccatori più incalliti, alle prostitute e ai ladri. Gesù si abbassa a lavare i piedi a tutti"

«Gesù passa e lava i piedi a tutti, lo fa in silenzio, lo fa con amore perché non guarda in faccia le persone, ma lava ad essi i piedi fin quando i suoi discepoli non capiranno e non si sentiranno chiamati a fare lo stesso».
Lo ha affermato ieri sera l’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti, presiedendo la messa in Coena Domini nella Cattedrale di San Cetteo, durante la quale ha ripetuto il rito della lavanda dei piedi su dodici operatori di altrettante associazioni caritative attive nel pescarese (fra cui Caritas diocesana, Caritas parrocchiali, Emporio della solidarietà, Fondazione Paolo VI, Unitalsi, Comunità Papa Giovanni XXIII e Laboratorio Incontro): «Sono dodici fratelli – spiega il presule – che si occupano dei poveri, dei malati. Sono quei fratelli che si occupano dei bisognosi e lavano i piedi costantemente a tanti altri fratelli. Li vogliamo non ringraziare, perché il Signore ha detto “Quando avete fatto tutto quello che dovevate fare, dite… siamo servi inutili”, ma in quest’Anno santo della misericordia volevamo dare un segno a questi fratelli che vivono costantemente dentro l’alveo della misericordia».
Un segno che ha voluto rappresentare, concretamente, la vicinanza e il sostegno della Chiesa locale a questi valorosi operatori: «Perché non si stanchino – auspica l’arcivescovo Valentinetti -, non si sentano affaticati, non si sentano soli, perché si sentano sostenuti dalla preghiera della comunità, perché anch’essi si sentano amati e riconoscano che quando essi accolgono ed assistono un fratello, Gesù si sta piegando insieme con loro davanti a quel fratello. Se essi lavano i piedi a quei fratelli, Gesù lava i piedi a loro».
Una testimonianza forte, quest’ultima, a beneficio di tutti gli enti ed associazioni che operano nel settore: «Che tutte le realtà della carità della nostra città e della nostra diocesi – esorta l’arcivescovo – siano rappresentate in questi fratelli. Quelle associazioni di chiara ispirazione cristiana e quei fratelli che forse, pur non avendo una chiara ispirazione cristiana, fanno altrettanto nei confronti di chi ha davvero bisogno di tutto».

L’arcivescovo Valentinetti, al termine della messa, prega davanti l’altare della reposizione dell’Eucaristia
Un rito, quello della lavanda dei piedi compiuto da Gesù prima di prendere parte all’ultima cena, che ai giorni nostri deve avere una connotazione ben precisa: «Non significa – precisa l’arcivescovo – fisicamente versare dell’acqua sui piedi del fratello, ma significa volergli bene».
Così come ha fatto Gesù: «Lui – ricorda l’arcivescovo Tommaso – si abbassa, Gesù in tutta la sua vita si è abbassato. Si è abbassato quando è nato in una grotta, si è abbassato quando si è battezzato, in mezzo alle prostitute e ai peccatori, si è abbassato quando curava i lebbrosi e gli infermi, si è abbassato quando ha usato misericordia nei confronti della prostituta, si è abbassato davanti ai suoi discepoli. Si è abbassato fino a diventare, nel venerdì santo, un malfattore tra i malfattori fatto peccato, fatto ignominia, fatto disprezzo all’umanità».
Un sacrificio compiuto ancora oggi: «Gesù – conclude monsignor Valentinetti – continua ad abbassarsi per lavare i piedi al povero, all’omicida, al suicida. Continua a lavare i piedi ai peccatori più incalliti, alle prostitute e ai ladri. Gesù si abbassa a lavare i piedi a tutti».