Capodanno di allegria, comunione e solidarietà alla mensa Caritas
"In questi momenti - osserva Michele, che presta servizio quotidianamente alla mensa Caritas -, riusciamo a recuperare l’uomo valorizzando la sua umanità, a prescindere dalla religione, dal ceto sociale o dalla razza, eliminando davvero ogni barriera"
«È stata una serata di allegria e comunione, nella quale ogni barriera è caduta e non c’erano profughi e clochard, né tantomeno rumeni, polacchi e africani, ma eravamo semplicemente un’unica grande famiglia».
Nelle parole di Michele, storico e appassionato volontario Caritas, c’è tutta l’essenza del Capodanno solidale che la Cittadella dell’accoglienza “Giovanni Paolo II” ha organizzato per allietare la notte di San Silvestro di 183 ospiti, tra senza fissa dimora e profughi, che hanno gremito la mensa diocesana Caritas per gettarsi alle spalle un anno di marginalità e sofferenza e tuffarsi un 2016 ricco di speranza e voglia di riscatto.
Ma prima, giovedì sera, hanno piacevolmente gustato un cenone a base di antipasto all’italiana, timballo all’abruzzese, sagne e ceci, cosciotto di pollo con patate al forno, oltre a lenticchie e zampone per i cristiani e al tacchino per i musulmani, per poi concludere con frutta, torta, panettone e il classico brindisi con lo spumante.
Il tutto servito con amore dagli operatori Caritas, aiutati per l’occasione da un gruppo di 20 volontari giunto da Atri per vivere un Capodanno alternativo (oltre che per varcare la Porta santa e accostarsi in preghiera), in cui farsi prossimo e ricevere più di quanto si è dato: «In questi momenti – osserva Michele, che presta servizio quotidianamente alla mensa Caritas -, riusciamo a recuperare l’uomo valorizzando la sua umanità, a prescindere dalla religione, dal ceto sociale o dalla razza, eliminando davvero ogni barriera».
E grazie alla tombolata solidale, che ha introdotto il veglione Caritas, molti clochard potranno affrontare meglio il freddo imminente avendo ricevuto in dono indumenti di prima necessità.