I pescaresi tornano a scegliere la fede

Quello appena trascorso, per i pescaresi, è stato un altro Natale all’insegna della crisi che ha svuotato fabbriche, uffici e portafogli, riempiendo mense dei poveri e centri di ascolto, ma soprattutto riempendo quelle chiese così dimenticate al tempo così recente, eppure così lontano, dell’opulenza e della secolarizzazione. È così che la gente torna a chiedersi da dove arriva e soprattutto dove vuole arrivare, riaccostandosi alla fede, riscoprendo la preghiera ed i valori della vita.
Un’analisi confermata da chi, come l’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti, celebrando dall’altare delle parrocchie cittadine ha visto sempre più fedeli gremire le navate per tornare a sentire una messaggio di speranza: «Ho visto – ha esordito il presule – un nuovo radicamento della fede, specialmente in questi giorni nei quali si ricordano i misteri principali della nostra redenzione. Sicuramente, questo è stato un momento in cui la gente è tornata un po’ sui propri passi, ponendosi tante domande riguardo al futuro. Da qui giunge un maggior attenzione alla spiritualità che possa, in qualche modo, coprire la realtà di tante situazioni difficili e la richiesta al Signore di affrettarsi a cambiare questo mondo che non può più proseguire in questa direzione, ritrovando la via della vera fede».
I pescaresi insomma, resi vulnerabili, insicuri e delusi da una realtà sociale ed economica ostile, in questo Natale hanno frenato la tradizionale corsa allo shopping e al cenone perfetto, tornando a porsi domande esistenziali complesse che, apparentemente, non possono trovare risposta: «Sono tante – ha sottolineato monsignor Valentinetti – le domande della vita che continuano ad essere rimesse in discussione, soprattutto in riferimento ai grandi drammi della malattia e della morte che continuano ad interrogare tutti sul proprio destino futuro. E di fronte a queste domande, il ritorno a capire che il Signore è il primo e l’ultimo, è la risposta questi grandi quesiti, ma non tanto come una panacea per mettere a tacere ogni problema, quanto perché la fede aiuta a superare le problematiche della vita».
Inoltre, continua ad essere forte l’amarezza di chi, come i pescatori, dopo più di due anni attendono ancora di riavere il porto dragato ed il loro lavoro: «Il contesto attuale – ha riflettuto l’arcivescovo di Pescara – è sicuramente di precarietà, ma la speranza è accesa nel cuore di tutti perché questa precarietà possa avere fine in questa situazione, come in quelle che non vediamo e che sono nascoste». E allora l’auspicio, il consiglio amorevole del pastore non può essere che quello di fare tesoro della fede ritrovata, uscendo più forti e sani da questa crisi:«Bisogna ripartire – ha concluso monsignor Valentinetti – da una nuova capacità di intraprendere una vita nella fede, per camminare speditamente verso un avvento del Regno dei cieli, che noi speriamo sia la risposta alle tante problematiche della vita. Che questo nuovo anno, riveda gli uomini di buona volontà cercare la vera pace ed il vero stare insieme come cammino comune».