“Porrajmos”: l’olocausto dimenticato

Molti ancora lo ignorano, ma anche la comunità rom è stata quasi annientata dall’olocausto, ovvero dal “porrajmos”, com’è
chiamato nella lingua romanì. Così, sono stati gli alunni dell’Istituto per geometri “Manthonè” a squarciare questo velo di silenzio ospitando, ieri mattina, il convegno dal titolo “I rom e i sinti dal porrajmos alle discriminazioni di oggi”.
Un approfondimento per conoscere meglio queste popolazioni e i soprusi da loro subiti: «Per la nostra scuola – ha spiegato la preside, Donatella D’Amico – situata a “Rancitelli” dove la presenza di rom è sostenuta, era importante leggere la “giornata della memoria” guardando alla diversità come fattore di integrazione». La manifestazione, ha registrato l’intervento dello storico Costantino Di Sante, che ha descritto il campo di concentramento di Tossicia, nel teramano, riservato proprio alla prigionia di rom e sinti.
Ma nonostante l’eccidio, oggi, la loro memoria appare cancellata: «Malgrado i rom – ha constatato Nazzareno Guarnieri, presidente della Federazione Romanì – vivano i nostri territori da 600 anni, non si è mai voluto conoscerli». Nel pomeriggio, è stata poi la sala consiliare di Palazzo di Città teatro dello spettacolo “Shoah il futuro della memoria“, curato dall’associazione “Asso” onlus di Muni Cytron con l’associazione Moti Armonici: un susseguirsi di letture, canzoni e filmati dedicati alla deportazione di ebrei e rom presso l’ex tabacchificio di Città Sant’Angelo, ora polo culturale.