“Toniolo”: al via il terzo anno accademico

Si è aperto ieri l’anno accademico 2010/2011, il terzo della sua rinnovata storia, per l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Giuseppe Toniolo”, collegato alla Pontificia Università Lateranense: «Quest’anno – ha annunciato monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne e moderatore dell’Istituto – conferiremo i primi licenziamenti per quanto concerne la laurea triennale e per questo ringrazio il preside e tutto il personale della scuola per il lavoro svolto».
Un lavoro non facile per l’istituto, fondato e voluto negli anni del concilio dall’allora arcivescovo, monsignor Antonio Iannucci, dapprima come scuola di apostolato per laici e poi come istituto di scienze religiose e formazione politica, che ha ripreso vigore nel 2008, successivamente alla riforma universitaria che imponeva l’adeguamento dell’istituto diocesano ai nuovi standard europei, con corsi di laurea triennali e magistrali: «Non è stato facile per noi – racconta padre Roberto Di Paolo, preside dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose – adeguarci a questi nuovi criteri, ma con impegno e sacrificio ci siamo riusciti. Ora, viaggiamo sulla giusta rotta e in quest’anno, possiamo contare sulla frequenza di 21 studenti al primo anno, 20 al secondo e 33 al terzo più 43 uditori. Tutti seguiti da 25 docenti provenienti da Abruzzo, Marche e Molise».
Insomma, la scuola dell’arcidiocesi di Pescara-Penne è tornata ad essere una grande realtà per l’intero territorio regionale e inoltre, dal prossimo anno, partiranno anche i corsi specialistici negli indirizzi pedagogico-didattico e pastorale-sociale. Tornando a ieri pomeriggio, l’inaugurazione di quest’anno accademico è divenuta una grande occasione di approfondimento teologico con studenti, personale docente, collaboratori, seminaristi e molti altri interessati riuniti, presso l’auditorium “Petruzzi” di Pescara, alla presenza di padre Frédéric Manns, docente presso lo “Studium Biblicum Francescanum” di Gerusalemme: «La presenza di padre Manns – ha sottolineato monsignor Valentinetti nell’introduzione ai lavori – di ritorno dal Vaticano, dove ha partecipato al sinodo delle Chiese Orientali, arricchisce tutti noi questa sera».
In effetti, lo studioso francescano di origini francesi, nella sua prolusione, ha dovuto rispondere al difficile interrogativo “I cristiani possono accettare una lettura giudaica della scrittura?”:«Sono state due lettere ufficiali – ha esordito padre Frédéric Manns – della Pontificia Commissione Biblica ad aprire verso un metodo di lettura giudaico delle scritture, ovvero all’analisi attenta del Nuovo Testamento utilizzando alcuni termini, i “giudaismi”, presenti nell’Antico».
Questo metodo di analisi si affianca a quelli più classici, quali il sistema storico – critico o quello retorico, e permette di cogliere dei significati nuovi in vicende bibliche importanti, come quella della ”scala di Giacobbe”:«Il giudaismo – ha spiegato lo studioso francescano – dava due spiegazioni a questo accadimento. Nella prima, la “scala di Giacobbe” è la prefigurazione della scalinata del Monte Sinai, composta da 3.000 gradini, salita dagli “angeli”, Mosè e Aronne, che hanno contemplato Dio. Nella seconda spiegazione, invece, si parla dei rabbini che invitavano a recarsi al Tempio di Gerusalemme, dove al centro vi era una scala utilizzata dai sacerdoti, anche qui definiti “angeli”, che vi conducevano sacrifici animali».
Anche il Vangelo di Giovanni, attraverso il metodo giudaico, può essere riletto secondo quanto scritto nella Genesi, con il tema della passione che viene addirittura intesa come una nuova creazione:«Quando Gesù viene arrestato nel Giardino – continua padre Manns – si specifica che gli vengono legate le mani, con il riferimento che va ad Isacco legato sull’altare. Infatti, nella tradizione giudaica, Isacco aveva 7 anni e Gesù, dunque, viene rappresentato come il nuovo Isacco».